Il bancone del bar è il parlamento del popolo. Honoré de Balzac

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Vive la difference!

2024-02-03 13:29

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Vive la difference!

Non ho nulla contro lo schwa. Però, anche se è comodo, esordire con un “Carə tuttə” nemmeno mi convince fino in fondo. Introdurre nel linguaggio questa

Non ho nulla contro lo schwa (se non il fatto che non è sulla tastiera del pc, ma non è colpa dello schwa), né contro altri simboli (slash, asterischi, chioccioline, ecc.), o specifici suoni (come la "u"). Però, anche se è comodo, esordire con un “Carə tuttə” o “Car* tutt*” nemmeno mi convince fino in fondo. Se non suonasse così strano, preferirei usare la formula “Care tutte, cari tutti, carə tuttə”. Non amo, infatti, questi escamotage per evitare di marcare il genere e cercare di rispettare le identità non binarie. Non marcare il genere e amalgamare le identità non binarie nella “miscela” della “ə” mi pare infatti nascondere sotto il tappeto l’esistenza dei divari, che sono appunto legati ai generi, e le discriminazioni che fanno capo al genere e al non binarismo. Inoltre, se mi rivolgessi a voi che mi leggete con “Carə lettorə” che fine farebbero le lettrici, con tutto il portato dei secoli di lotta per emancipazione, eguaglianza e liberazione che sono stati necessari a portare le donne a diventare la maggioranza delle persone che leggono? In un incidente televisivo recente, Paolo Bonolis si è rivolto alla direttrice d’orchestra Francesca Perrotta chiamandola “signora”. Ora, non che Bonolis ci abbia pensato, ma il titolo di Perrotta sarebbe “maestra”. E – almeno per il momento, finché le direttrici d’orchestra non saranno molto più visibili – maestra richiama alla mente molto più la deamicisiana maestrina dalla penna rossa che l’autocratica funzione di direzione di una orchestra. Maestrə risolverebbe la questione? Insomma, lo schwa mi mette a disagio. C’è chi dice che, in un sistema basato sulla discriminazione, sui ruoli di genere e su identità sessuali fisse, lo schwa è un inciampo necessario. Forse. Ma – e lo pongo come un quesito – non è che può funzionare piuttosto ad appiattire la lingua su un futuro ipotetico, benché auspicato, e a passare sotto silenzio le disparità attuali e, in più, storie di oppressione durevoli quanto l’aggregazione umana? Introdurre nel linguaggio questa sorta di eguaglianza formale non aiuta forse a nascondere la mancanza di eguaglianza sostanziale? La lingua si forma e cambia nella storia. Lo schwa può essere o non essere una tappa, ancora non sappiamo. Sappiamo però che la lingua non diventerà “inclusiva” in maniera convincente se non cambia prima la nostra società.


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