L’uomo dell’anno alla fine della campagna elettorale 2022 proclama che l’Italia va rivoltata come un pedalino. Il 4 gennaio 2024, in una conferenza stampa senza contraddittorio, in cui i cronisti possono porre una domanda ma non replicare, ha risposto a una domanda su “TeleMeloni”. Sul crollo degli ascolti, ha ricordato che la RAI è un servizio pubblico che non si misura col parametro dell’audience. Vero ma falso (ottimo esempio di bipensiero). RAI non è BBC, che ancor oggi è senza pubblicità. Fin dai suoi esordi, infatti, contrariamente agli altri servizi pubblici radiotelevisivi, fa raccolta pubblicitaria. Inizialmente la televisione monopolista si limita a Carosello ma, ormai, la vendita di spazi pubblicitari rappresenta circa un terzo delle entrate RAI. E, come ognun sa, gli spazi si vendono a un prezzo calcolato in ragione dell’audience. Sull'occupazione manu militari della RAI, poi, l’unico argomento è “hanno cominciato loro”. Puerile. Per una che annuncia rivoluzioni in nome del merito accontentarsi di "riequilibrare" il servizio pubblico, con effetti che tendono al cuius regio, eius religio, mostra soltanto una solida cultura spoils system maturata in anni di potere. Nessuna rivoluzione del pedalino, insomma. Quanto a noi utenti e cittadini, una informazione libera e plurale è un diritto, anche se un diritto lontano dalla mentalità e dalla cultura dell’uomo dell’anno. Ma nelle fila dell’opposizione manca seppur l’ombra di un dibattito serio. Quando ci decidiamo ad affrontare in maniera radicale il tema “sistema dell’informazione e formazione dell’opinione pubblica”? C’è già - ed è già grave - un network televisivo dal quale è nato un partito ora al governo. È pensabile un servizio pubblico che non sia preda di governi e equilibri parlamentari? E, se non lo è, che senso ha un servizio pubblico in cui il diritto dei cittadini a essere pluralmente informati non può trovare spazio?


