Roma, 25 ottobre 2022, cariche della polizia contro gli studenti alla Sapienza. Manifestano dissenso verso una iniziativa con esponenti di Fratelli d’Italia all’interno dell’ateneo. Palermo, 23 maggio 2023, la polizia manganella gli studenti nel corteo alternativo (e autorizzato) in onore del giudice Giovanni Falcone assassinato dalla mafia. Torino, 3 ottobre 2023, il Prefetto definisce «un atto dovuto» le cariche alle manifestazioni studentesche che accompagnano la visita a Torino del “Signor Presidente del Consiglio” Giorgia Meloni. Roma, 13 ottobre 2023, la polizia manganella studenti che manifestano contro il raduno delle destre giovanili. Torino, 23 ottobre 2023, la polizia carica gli studenti all’interno dell’università. Firenze, 21 novembre 2023, la polizia carica presidio di studenti pro-Palestina. Torino, 6 dicembre 2023, cariche al campus di Torino, due professoresse manganellate. Roma, 22 dicembre 2023, la polizia carica una manifestazione di studenti liceali a piazza Montecitorio. Pisa, 23 febbraio 2024, la polizia imbottiglia e picchia gli studenti davanti a piazza Cavalieri. Firenze, 23 febbraio 2024, cariche della polizia quando il corteo pro-Palestina raggiunge la zona del consolato americano. Catania, 23 febbraio 2024, la polizia tenta di respingere il corteo degli studenti in piazza Università. Mordiamoci la lingua ogni volta che esprimiamo giudizi sul disimpegno e sull’indifferenza alla politica dei “giovani d’oggi” (signora mia!...). Moltissimi studenti hanno ottime idee sulla scuola e la società che abbiamo costruito per loro. E le esprimono anche, rimanendo puntualmente inascoltati e sempre più duramente repressi. Hanno fatto uno sciopero nazionale il 17 novembre 2022, ed anche il 17 novembre 2023. Dall’inizio di novembre 2023 le occupazioni delle scuole si contano a decine. All’interno delle scuole occupate, si alternano dibattiti e laboratori su temi come popoli in rivolta, transfemminismo, ambientalismo e grandi opere, immigrazione – in cui si innestano le critiche di autoritarismo, razzismo e securitarismo rivolte ai provvedimenti più noti del primo anno e mezzo di Governo Meloni: ddl Cutro, ddl Caivano, ddl sicurezza, ma anche le posizioni sulla pace e sulla Palestina – e si articolano molto chiaramente il dissenso e la critica verso l’organizzazione della società che noi adulti abbiamo costruito (o, quanto meno, consentito di costruire) per loro. In risposta hanno soltanto sanzioni disciplinari: sospensioni, 5 in condotta, attività socialmente utili, umiliazioni pubbliche (in linea con la pedagogia Valditara). A Modena, 2 febbraio 2024, Damiano Cassanelli, 18 anni, rappresentante degli studenti dell’Ites Barozzi di Modena, in un Paese in cui teoricamente vige la libertà di parola, è punito con 12 giorni di sospensione per aver rilasciato dichiarazioni alla Gazzetta di Modena nel corso di uno sciopero, lamentando problemi nella scuola. Al Liceo Tasso di Roma, occupato agli inizi di dicembre 2023, il dirigente scolastico ha richiesto lo sgombero forzato (ipotesi a cui il prefetto ha scelto di non dare seguito) e per i 170 studenti autodenunciatisi oltre al 5 in condotta e i 10 giorni di sospensione e lo svolgimento di lavori socialmente utili nel pomeriggio, ha imposto l’obbligo di leggere e relazionare il saggio Imparare la democrazia di Gustavo Zagrebelsky. Al liceo Virgilio di Roma 286 studenti e studentesse (239 minorenni e accompagnati dai genitori), che la dirigenza dell’istituto ha individuato come “responsabili” dell’occupazione, sono sottoposti in febbraio a una sorta di “processo” senza contraddittorio. “Interrogatori” per 50 studenti al Severi-Correnti di Milano, dove a studenti e famiglie arriva anche un conto da pagare di 70.000 euro in cui sono compresi (pare) anche danni precedenti a (o non dipendenti da) l’occupazione. Così come al Machiavelli-Capponi di Firenze, dove però l’importo richiesto in risarcimento è più modesto (20.000 euro). In estrema sintesi – made in Valditara – chi occupa va bocciato e deve pagare pure i danni. In tutto questo, ciò che rimane invisibile - al ministero, al corpo insegnante e ai dirigenti delle scuole, all’informazione e quindi all’opinione pubblica - sono le ragioni delle agitazioni studentesche. Il 15 gennaio il Collettivo politico Tasso (Roma) diffonde un comunicato in cui si contesta che «ciò che ha attirato l'attenzione della stampa, del ministro e dell’opinione pubblica non sono state le nostre richieste e il nostro dissenso, come speravamo, bensì il modo in cui è stato represso». Così, il 19 gennaio, di fronte alla sede del liceo, gli studenti si siedono in un sit-in silenzioso per rimettere al centro della scena la loro piattaforma di proposte politiche, frutto di incontri, ore di discussioni ed esperienze vissute. E dunque, nonostante tutto, gli studenti non si fermano. Non possono fermarsi. Il 19 febbraio gli studenti del liceo Virgilio di Milano occupano la loro scuola, avendo l’accortezza di vigilare contro vandali e vandalismi. il 21 febbraio, al liceo Beccaria, ancora a Milano, l'occupazione viene impedita, e gli studenti rimangono in presidio, dormendo in cortile. Il 22 mattina, sono sgombrati dalla polizia. Una studentessa, Carlotta, commenta così: «Anche noi ragazzi abbiamo qualcosa da dire, da insegnare. Il nostro messaggio era valido e sincero (...). Siamo delusi profondamente da un Paese che non dà importanza al fondamentale ruolo che ha la scuola». Insomma, molti dei nostri “giovani” sono tutt’altro che disimpegnati e indifferenti. Non si accontentano, pongono domande e cercano risposte. Mentre la maggioranza degli adulti non sa o non vuole vederli. E propone, o accetta senza protestare, "rimedi" palliativi alla sofferenza sociale di una generazione che si autodefinisce "ultima". Rimedi come l’offerta dello psicologo, che individualizza problemi che nascono nel sociale, o la “correzione” disciplinare e la minaccia di pene sempre più spropositate. Così facendo mette in scena tutta la follia di un Paese sempre più vecchio (nel 2022 il rapporto fra over 65 e under 15 è 193 su 100), e in pieno declino demografico. La follia di selezionare in ragione di un ipotetico "merito", espellendo il 16,5% (il 19,9% in Campania, il 40,3% fra i figli delle famiglie migranti) di una generazione di studenti scarsa come non mai, cui invece andrebbero dedicate tutta l'attenzione e la cura di cui siamo capaci. La follia di mantenere le ragioni degli studenti nell’invisibilità (o nell’ipervisibilità distorta), di proporre loro l'obbligo di rispettare una istituzione e un metodo che si prefiggono di umiliarli. Il nostro governo ha fatto le sue scelte, che non ci meravigliano. Così il nostro sistema dell'informazione. Così una parte della dirigenza scolastica. Ma noi no. Noi sappiamo che non possiamo permetterci di non ascoltare e rispettare i nostri figli e nipoti, di non imparare a conoscerli e a riconoscerli come individui. Ancora in formazione, certo, ma non per questo privi di un punto di vista nuovo, e rivolto al futuro: di una loro visione del mondo. Di un mondo che è loro molto più che nostro. Ma che anche noi vogliamo cambiare, per loro e per noi.
Nella foto: Cristina Donati Meyer, “Generazione di manganellati e bocciati”, febbraio 2024.


